Sono momentaneamente assente.

 

 

 

 

Mi trovo a Roma per un corso di sceneggiatura. Arriva prima o poi il momento in cui bisogna scrivere qualcosa della propria vita, non un banale romanzo o un racconto, no. Si tratta proprio di te, della strada che imboccherai, delle parole che userai, del talento che giocherai... È questo che vado a fare. Per i romanzi ci sarà sempre tempo, arriveranno al momento opportuno. Questa non è ora d'inchiostro, ma di sangue. Vi lascio qua sotto dei versi che ogni tanto mi rileggo per mantenermi vivo.

 

Ode alla vita

di Pablo Neruda

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

 

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli

sensati.

 

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge, chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in sé stesso.

 

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia

incessante.

 

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande su argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

 

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

 

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida

felicità.

 

giuseppebuemi@tiscali.it